domenica 11 maggio 2008

Dove è finita la giustizia in Italia?


Penso che il titolo di questo post sia abbastanza esplicativo, perchè quella che c'è in Italia di certo non si può definire giustizia.
Negli utlimi anni abbiamo assistito a casi sempre più eclatanti di ordinarie ingiustizie, di persone colpevoli di omicidio liberati dopo pochi anni di detenzione e di persone che nemmeno sono entrati in carcere.
Oggi però mi voglio soffermare su 2 casi in particolare: quello di Erich Priebke e quello di Marco Ahmetovic.

Per chi non lo sapesse Erich Priebke era, durante la seconda guerra mondiale, un capitano delle SS tedesche. Inizialmente era a capo della sezione di Brescia della Gestapo, dove, secondo alcune fonti, svolgeva personalmente gli interrogatori delle persone che, come avveniva a quei tempi, venivano arrestati anche senza alcun motivo apparente, bastava il sospetto.
Successivamente Priebke fu trasferito a Roma dove partecipò allo scempio delle Fosse Ardeatine.
L'assurdità di questo caso si vede sin dall'inizio.
A quei tempi c'era una "legge" secondo la quale i tedeschi potevano uccidere 10 prigionieri italiani per ogni tedesco ucciso. Per la rappresaglia delle Fosse Ardeatine ne furono fucilati 335, 5 in più dei 330 previsti, e le accuse mosse a Priebke si riferivano solo a quelle 5 persone "in eccesso" perchè per gli altri si trattava di "esecuzione degli ordini". Successivamente la condanna fu emanata per tutte e 335 le vittime.
Quando ormai la Germania era prossima alla sconfitta, Priebke riuscì a scappare in Argentina ma di lui si persero le tracce.
Solo dopo circa 50 anni fu trovato da un giornalista americano che lo intervistò per conto dell'ABC. Poco dopo le autorità italiane chiesero a quelle argentine l'estradizione. Alla fine del 1995 Priebke era in Italia rinchiuso in carcere militare.
Nell'agosto del 1996 il tribunale militare dichiarò che non si poteva procedere in quanto il reato "risultava estinto per intervenuta prescrizione".
Inutile dire che nell'aula giudiziaria scoppiò il caos e la sentenza non fu mai eseguita anzi poco dopo fu annullata dalla Corte di Cassazione che fece istituire un nuovo processo dove prima fu condannato a 15 anni di reclusione, dopo ridotti a 10 per questioni legate all'età e alla salute, e poi fu condannato all'ergastolo. Ergastolo che dovrà scontare agli arresti domiciliari a causa della sua età avanzata.
Ma nel 2007 avviene l'ennesima assurdità di questo caso: a Erich Priebke viene concesso di uscire ogni giorno per recarsi presso lo studio del suo avvocato per svolgere un'attività lavorativa, permesso che poco dopo sarà revocato dal giudice "perchè Priebke ha omesso di comunicare gli orari e le modalità degli spostamenti.
E' di questi giorni la notizia che il titolare di un'agenzia pubblicitaria avrebbe invitato Priebke a presiedere la giuria di un concorso di bellezza, pare Priebke avrebbe risposto: "Vorrei andare ma non posso".


Il caso di Marco Ahmetovic invece (e purtroppo) rispecchia quello che troppo spesso avviene ai giorni nostri.
I fatti risalgono a poco più di un anno fa, quattro giovani ragazzi escono per prendere un gelato e per passare una serata tranquilla ma mentre rientrano a casa, a bordo dei loro scooter, un furgone invade la loro corsia e l'impatto è frontale e tragico.
Al volante del furgone si scoprirà esserci Ahmetovic che era ubriaco e che andava a velocità altissima, i carabinieri hanno trovato la quinta innescata, successivamente si scoprirà anche che il permesso di soggiorno del guidatore era scaduto nel 2006.
Poco dopo questi tragici eventi lo scandalo del processo: i giudici decidono di dargli solo 6 anni di domiciliari. Ovviamente le famiglie delle vittime fanno sentire tutto il loro disappunto ma la sentenza di primo grado non viene modificata.
Tempo dopo la beffa: ad Ahmetovic viene chiesto di fare da testimonial per una linea di abbigliamento ed accessori e in tempi più recenti si dice che su internet si vendano degli orologi "griffati" da lui.

Ma perchè in tutto questo non c'è giustizia?
Perchè le famiglie delle vittime, oltre al danno incalcolabile per la perdita dei propri cari, devono subire anche la beffa di non vedere che giustizia è stata fatta?
Perchè in Italia i criminali devono sempre farla franca e a pagare deve essere sempre la brava gente?
Sembra che in Italia più è grave il reato che si commette e meno è il tempo che si passa in galera.
E oltre alle colpe dello Stato si aggiungono anche le colpe di certe persone che pur di far soldi cercano questi personaggi dimostrando, non solo una mancanza assoluta di sensibilità nei confronti dei parenti delle vittime, ma soprattutto una mancanza di rispetto per le persone che non ci sono più e un cinismo incredibile.

Di certo la nostra immagine nel mondo ne risente tantissimo se non diamo pene severe e se diamo indulti a chi è già in carcere. In pratica si invogliano i criminali delle altre nazioni a venire nel nostro paese per commettere altri reati sicuri che la passeranno franca.

Credo che tutti noi vogliamo vivere tranquilli in uno stato che garantisca la nostra sicurezza e che nel momento in cui non riesce allora che dia delle pene severe affinchè tutti noi, e soprattutto le famiglie delle vittime, possiamo avere, finalmente, la giustizia che ad oggi non c'è.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ciao sono amy...:)
espongo un mio piccolo pensiero,che è fuori da ogni tuo schema letterario adottato nell'articolo.
Sono d'accordo con te su quanto enunciato,in particolare sul fatto che oggigiorno la giustizia è poco presente,va sminuendosi di continuo...Tuttavia,mi avvalgo nel dire che,sì,un imputato che commetta reato,va punito,però....ci tengo a dire anche che: se combatti il fuoco col fuoco,hai solo un fuoco più grande.
Con ciò voglio intendere che,se ad un attacco di violenza,si risponde con altrettanta violenza,la guerra non cesserà mai di combattere....
Comunque sia,bell'articolo...mi ha colpito.
Tante care cose...
Ciao
Amy